Le qualità di un insegnante di Dharma

Nella Via di Diamante si pone particolare enfasi sulla figura e sul legame con l'insegnante. Lama Ole Nydahl ci dà un'idea su come orientarsi nella delicata scelta.

Si devono sempre osservare attentamente gli insegnanti con cui si vuole condividere esperienze o conoscenze. Le apparizioni dell'insegnante in pubblico e sul palco non devono solo essere comprensibili e fonte di ispirazione; anche la sua vita deve corrispondere allo stile di vita scelto, che sia monastico laico o yogico. Ciò è importante soprattutto nella Via di Diamante, perché, se gli studenti riescono a mantenere il legame, nel giro di pochi anni assumeranno gran parte delle qualità dell'insegnante. Se invece il legame si spezza, il loro sviluppo non porterà frutti. Gli studenti devono prendere sul serio l'esempio dato per molto tempo; ciò significa che chi insegna nella Via di Diamante ha un'enorme responsabilità.

Lama
Ogni buon insegnante deve avere una naturale padronanza dei propri mezzi e della propria materia d'insegnamento. L'insegnante della Via di Diamante si riconosce particolarmente dalla sua esperienza di vita e dalla "bontà" del suo stile, che non cambia mai. Una delle sue caratteristiche è anche l'inesauribile gioia interiore di poter aiutare gli altri con i mezzi di un Buddha.

Nel Theravada l'insegnante può trasmettere il suo pacchetto di conoscenze e dire: "Seguite le mie parole, ma non le mie azioni". Al livello più alto, però, si deve sempre dare il buon esempio ed esprimere gli insegnamenti nella vita reale. Questa è la grande differenza.

Chi si comporta in modo poco equilibrato, fa di tutto un dramma o sbaglia in questioni personali, non è adatto a dare insegnamenti che hanno come presupposto la fiducia. Si deve essere coraggiosi per poter offrire agli altri rifugio: debolezza, suscettibilità o il defilarsi di fronte ai conflitti rappresenterebbero una bocciatura per un insegnante della Via di Diamante. Il messaggio trasmesso non è necessariamente per questo di scarsa qualità, ma chi ascolta deve distinguere tra insegnamento e insegnante e sapere che quest'ultimo vive non seguendo gli insegnamenti.

Si devono sempre osservare attentamente gli insegnanti con cui si vuole condividere esperienze o conoscenze. Le apparizioni dell'insegnante in pubblico e sul palco non devono solo essere comprensibili e fonte di ispirazione; anche la sua vita deve corrispondere allo stile di vita scelto, che sia monastico laico o yogico. Ciò è importante soprattutto nella Via di Diamante, perché, se gli studenti riescono a mantenere il legame, nel giro di pochi anni assumeranno gran parte delle qualità dell'insegnante. Se invece il legame si spezza, il loro sviluppo non porterà frutti. Gli studenti devono prendere sul serio l'esempio dato per molto tempo; ciò significa che chi insegna nella Via di Diamante ha un'enorme responsabilità.

Monaci e monache che impartiscono insegnamenti basandosi sulla propria castità devono pertanto conservare il distacco dalla vita, così come consigliato da Buddha. L'insegnante laico deve superare gli esami presenti nella vita di tutti i giorni, mentre lo yogi non deve perdere il suo punto di vista più alto.

Naturalmente non si è consapevoli di tutto questo quando si è seduti per la prima volta ad ascoltare una conferenza di buddhismo tibetano. Gli ascoltatori, percependo le vibrazioni di lignaggi e insegnanti, si sentono spesso toccati da vicino; si aprono ad essi, diventando anche vulnerabili, e vogliono trasferire nella loro vita questa nuova impressione di chiarezza e significato.

Altri vogliono rimanere così come sono e trovare conferma dei propri buoni sentimenti. Questo atteggiamento però, dopo un primo periodo di rodaggio, non può più essere incoraggiato da un insegnante della Via di Diamante, altrimenti si crea un'atmosfera troppo rilassata e tutto diventa molle o troppo intellettualizzato.

E' interessante notare in tutto ciò il rapporto tra briglie tirate e redini sciolte, in quanto i mezzi a disposizione rendono gli studenti consapevoli e critici, in primo luogo nei confronti di se stessi. Nella meditazione essi vedono improvvisamente molte cose della loro vita che prima non avrebbero voluto sapere. In questo caso l'insegnante deve innanzitutto ispirare sicurezza e fiducia. Lo studente deve capire che si trova su una buona strada e che si tratta di impressioni che erano in lui da sempre e che ora lo abbandonano.

Quanto più l'insegnante stesso ha lottato, esaminandosi, tanto più potrà essere convincente in questa fase. È parte integrante di questo processo anche il mostrare le incongruità della politica mondiale, altrimenti non si sarebbe un buon amico degli studenti, che dovrebbero reggere le difficoltà della nostra società senza avere un orientamento. Un insegnante che non esprime la propria opinione riguardo all'Islam o alla sovrappopolazione è pericolosamente debole per i suoi studenti.

Questa fermezza e una visione d'insieme transpersonale vengono richieste agli insegnanti della Via di Diamante sui molteplici livelli del processo di maturazione dei loro studenti. Ci vuole molto tempo fino a che lo studente, come dicono i testi, cessi di "percepire maggiore fiducia, se l'insegnante si mette a volare, e meno fiducia, quando fa a pezzi degli esseri viventi", e semplicemente capisca che l'insegnante sa quello che sta facendo e che è di aiuto con mezzi efficaci lungo il percorso.

Lo stretto e secolare legame con il Lama per ottenere una veloce illuminazione è un modello per niente superato. A questo si aggiungono autonomia, istruzione e pensiero critico, che danno agli occidentali la possibilità di confrontarsi a più livelli, rispetto al passato, con il comportamento dell'insegnante e di imparare da lui.

Alla fine restano le grandi domande sulla fiducia nell'insegnante:è coerente? Ce l'ha fatta? Garantirebbe per me? Voglio diventare come lui?

Spero che troviate qualcuno che di fronte a tali questioni non venga meno e vi posso raccomandare il Karmapa, Künzig Shamarpa, Lopön Tsechu Rinpoche, Topga Rinpoche, Khenpo Tschödrag e alcuni degli insegnanti laici Kagyu con esperienze di vita significative.

Da Kagyü Life Nr. 17, Anno VII (Aprile 1995)