Manfred Seegers e' diventato un insegnante autorizzato di Buddhismo dopo aver completato un programma di studi di cinque anni in Germania sotto la guida di Khenpo Lama Thubten. Ha anche studiato e insegnato per nove anni all'Istituto Buddista Internazionale del Karmapa a New Delhi, in India, dove ha conseguito una laurea in lettere in Filosofia Buddista. Tiene conferenze e seminari in molti paesi ed il suo libro "Terminologia buddista" e' stato tradotto in dieci lingue.
Ci sono le qualita' che rendono possibile il vedere la natura di tutti i fenomeni cosi' com'e'. Si sa come sono le cose in realta' e si realizza la loro natura mai nata, l'altruismo ultimo. Da tempo senza inizio questa natura e' stata completamente pura, libera da ogni oscuramento temporaneo e passeggero.
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Il Buddha storico Sakyamuni dimostro' che e' possibile liberarsi da ogni sofferenza e sperimentare la felicita' duratura. Per raggiungere questo stato dobbiamo prima focalizzare i quattro pensieri fondamentali che indirizzano la nostra mente verso la liberazione e l'illuminazione. Prima, sviluppiamo una chiara comprensione della rara e preziosa opportunita' che abbiamo in questa vita di essere in grado di beneficiare un numero illimitato di esseri usando i metodi che il Buddha diede. Poi, consideriamo il fatto che solo lo spazio chiaro e illimitato e' duraturo, e che tutti i fenomeni che in esso si manifestano sono impermanenti, comprese le nostre stesse vite e tutto intorno a noi. E ricordiamo che i nostri pensieri attuali, le nostre parole e le azioni sono i semi per il nostro futuro. E infine, vediamo che la motivazione principale per lavorare con la mente e' che, in confronto con l'illuminazione che e' la gioia piu' alta e al di la' del tempo, tutte le esperienze nel mondo condizionato sono sofferenza, basata sulla nostra ignoranza del modo in cui veramente le cose sono.
Con questa comprensione vogliamo essere protetti contro questa sofferenza e quindi prendiamo rifugio in coloro che senz'altro hanno il potere di proteggerci, perche' loro stessi sono liberi dalla sofferenza. Buddha, la condizione di illuminazione, che e' il pieno sviluppo della nostra mente, puo' dare una protezione completa perche' e' lo stato di verita' o assoluta realta' di tutti i fenomeni. Un Buddha, essendo totalmente risvegliato dal sonno dell'ignoranza, ha purificato tutto cio' che oscura la verita' della nostra natura e ha sviluppato tutte le qualita' perfette dell'illuminazione. Per raggiungere quello stesso stato abbiamo bisogno degli insegnamenti che il Buddha storico ci diede, il Dharma. Questi insegnamenti contengono tutti i metodi necessari per ottenere la condizione di buddita'. Inoltre, abbiamo bisogno di amici ed aiutanti che possono passare gli insegnamenti e guidarci sul nostro percorso fino a che abbiamo raggiunto lo scopo finale.
Nell'ambito della presa di rifugio si sente spesso o si legge spesso del Buddha e dei suoi insegnamenti, ma non c'e' molta informazione sulla comunita' dei praticanti che e' anch'essa un rifugio importante. Nell'albero di rifugio, visto dal nostro punto di vista, alla destra del Lama, ci sono i Bodhisattva storici e anche gli altri discepoli diretti del Buddha Sakyamuni. Molti di questi sono anche stati i detentori del lignaggio del Buddha, alla guida della comunita' dopo che il Buddha passo' nel Paranirvana. Non sono solo stati i rappresentanti del Buddha, ma si sono anche occupati di preservarne gli insegnamenti. Di conseguenza si dice che sono piu' o meno equivalenti al Buddha nella loro ampia attivita' a beneficio degli esseri.
Il termine "Sangha", nome originale sanscrito solitamente usato per questo gruppo, significa un gruppo o una comunita' di praticanti, e ha anche la connotazione "che non regredisce". Questo si riferisce all'alto livello di stabilita' conseguito dai membri di questo gruppo. Non importa che tipo di ostacolo essi incontrino, non ne vengono colpiti al punto che retrocederebbero o smetterebbero di praticare. E' per questo che il termine Sangha e' stato tradotto come "Gendun" (pron.: dge-'dun) in tibetano. La prima sillaba "ge" significa azioni positive o virtu' e la seconda, "dun", significa aspirazione. Quindi "gendun" sono coloro sia che aspirano al compiere azioni positive, sia che praticano il Dharma, i metodi che il Buddha diede verso cio' che e' positivo.
Ci sono due tipi di Sangha - il Sangha ordinario e il Sangha realizzato o "nobile". Il Sangha ordinario include tutti coloro che seguono l'approccio buddista. In generale, questi praticanti non hanno raggiunto uno stato di realizzazione, i livelli di Bodhisattva. Non hanno una comprensione diretta della natura della mente perche' sono ancora soggetti alle contaminazioni di sentimenti di disturbo e da oscuramenti concettuali. Comunque, le loro menti sono severamente indirizzate verso tutto cio' che e' positivo e hanno forti aspirazioni di fare cio' che e' buono.
Quando prendiamo rifugio in realta' stiamo guardando qualcuno che ci puo' proteggere dalla sofferenza del ciclo dell'esistenza. Solo esseri realizzati dal primo livello di Bodhisattva in poi hanno la piena capacita' di proteggerci. Nei testi classici, per esempio ne "Il prezioso ornamento di liberazione" di Gampopa, il Sangha ordinario, stando al livello Theravada di insegnamenti, consiste come minimo di un gruppo di quattro monaci o monache pienamente ordinati. Il Sangha realizzato e' poi un praticante su uno qualsiasi dei quattro livelli di realizzazione, i tre livelli che precedono la condizione di Arhata e questa condizione stessa. Sul livello Mahayana il Sangha consiste di almeno un Bodhisattva dal primo livello di Bodhisattva in poi. Questi praticanti che sono su un alto livello di realizzazione hanno la piena capacita' di dare protezione.
Ma persino sul livello relativo i nostri amici ed aiutanti possono darci una certa quantita' di protezione sul nostro percorso verso l'illuminazione. In realta' i membri del nostro centro di Dharma locale che hanno esperienza ci possono toccare facendo da buon esempio. Questi membri agiscono da un livello al di la' del personale e lavorano per gli altri, come fanno anche gli insegnanti che viaggiano. Aiutano nel senso che assicurano che non andiamo fuori strada e ci danno la retroazione necessaria a scoprire anche noi che lo spazio e' gioia, dimostrandoci una vita che funziona e una crescita umana convincente. Di conseguenza anche questi praticanti possono essere un rifugio generico.
Quando cerchiamo il rifugio della realizzazione, che e' il rifugio che cerchiamo di raggiungere in definitiva, dobbiamo andare al di la' della condizione di esseri ordinari. I praticanti realizzati sono coloro che vedono direttamente che la vera natura della mente e' "Chiara Luce" e che qualsiasi sentimento che provoca disturbo presente al momento non ha alcuna vera essenza. Stando al "Sutra del Ricordo dei Tre Gioielli", questi praticanti hanno pacificato la sofferenza samsarica, perche', una volta che il percorso del vedere o il primo livello di Bodhisattva e' stato raggiunto, e' sinonimo della percezione diretta della vacuita', momento nel quale tutta la sofferenza samsarica e' stata pacificata. Persino se incontra circostanze non volute o qualsiasi tipo di sofferenza il Bodhisattva non ne e' toccato perche' vede che queste sono vuote, che non hanno esistenza intrinseca. Il Sutra descrive la pratica del comportamento positivo di questi Bodhisattva come eccellente, ed afferma che essi praticano con capacita' di penetrazione. Questo significa che essi hanno una consapevolezza netta di tutti gli stati della meditazione stabile e praticano ognuno di questi con approfondimento, senza mescolare o confondere questi diversi stati. Inoltre, praticano con rettitudine. Non cadono mai in stati della mente limitanti, tipo credere che le cose esistono sul serio (realismo) o non esistono per niente (nichilismo). Percio' sono degni di rispetto e sono un vero oggetto di rifugio.
Nell' "Uttara Tantra", uno dei testi principali sulla natura di Buddha, il Sangha realizzato e' descritto come avente due qualita' speciali, le qualita' di conoscenza e le qualita' di liberazione. Le qualita' di conoscenza hanno tre aspetti. Primo, ci sono le qualita' che rendono possibile il vedere la natura di tutti i fenomeni cosi' com'e'. Si sa come sono le cose in realta' e si realizza la loro natura mai nata, l'altruismo ultimo. Da tempo senza inizio questa natura e' stata completamente pura, libera da ogni oscuramento temporaneo e passeggero. Tutti gli esseri senzienti posseggono questa natura pura, la natura di Buddha. Come seconda cosa, si vedono tutti i fenomeni nei loro aspetti molteplici, nella loro varieta' completa. Si conosce tutto quello che si manifesta sul livello relativo. Non c'e' niente che non e' realizzato. Significa capire che la vera natura della mente, l'essenza dell'illuminazione, pervade tutti gli esseri senzienti senza alcun limite. Il terzo aspetto della conoscenza e' la saggezza interiore che viene sperimentata dalla consapevolezza che e' consapevole di se stessa. Questa e' una capacita' di penetrazione non dualistica che non e' condizionata da alcunche', la visione diretta della sfera di tutti i fenomeni - Dharmadhatu.
Da questi tre tipi di conoscenza sorgono tre qualita' di liberazione.
- C'e' la liberta' da tutte le contaminazioni emotive, specialmente dall'attaccamento all'esistenza ed agli oggetti dei sensi.
- Poi c'e' la liberta' da tutti gli ostacoli degli oscuramenti cognitivi, tutti i concetti dualistici. Significa lliberta' dall'aggrapparsi a soggetto ed oggetto cosi' che non separiamo piu' la mente che percepisce e i suoi oggetti.
- Infine, c'e' l'insuperabile aspetto di saggezza, la liberta' dall'ignoranza che e' la radice di tutti gli altri sentimenti di disturbo. Qui ci si riferisce particolarmente alla liberta' da qualsiasi visione inferiore o motivazione in relazione al cammino dei praticanti Theravada.
Il rimuovere il primo tipo di oscuramento, i sentimenti che arrecano disturbo, ci da la saggezza del sapere come le cose sono in realta'. Il rimuovere gli oscuramenti concettuali ci permette la saggezza del sapere cio' che e' presente in tutta la sua estensione. Avendo rimosso la nostra ignoranza di base, abbiamo come risultato la saggezza che vede la natura completamente pura degli esseri senzienti. Vediamo che c'e' un numero illimitato di esseri e che tutti hanno quella natura pura intrinseca.
La buddita' e' uno stato nel quale tutte queste qualita' di conoscenza e liberazione sono perfezionate, ma queste qualita' esistono gia' nel Sangha. Sono perfezionate lungo il percorso, sui diversi livelli di Bodhisattva. Quando detengono queste qualita', i membri del Sangha sono gia' molto vicini alla piena illuminazione. Hanno realizzato l'insuperabile saggezza e non ricadranno nell'esistenza condizionata. Questo qualifica il Sangha come oggetti speciali di rifugio perche', basandoci sulla conoscenza di questi praticanti di alto livello, possiamo senz'altro ottenere il risultato noi stessi.
Prendere rifugio e' una pratica molto profonda, il fondamento di tutte le altre pratiche e quindi noi dobbiamo sapere cosa significa in verita' prendere rifugio. Il maestro Atisha ha detto che perche' si prenda rifugio in modo corretto questo deve significare una fiducia inesauribile e la confidenza nella causa per ottenere la buddita' e nella buddita' stessa. Cio' richiede una grande dose di comprensione. Per quel che riguarda Buddha, lo stato illuminato, esso significa sviluppare una inesauribile comprensione di causa ed effetto. Prendere rifugio sinceramente nel Dharma richiede una comprensione certa dell' "atteggiamento illuminato", e anche non fare mai del male intenzionalmente ad alcun essere. Prendere rifugio nel Sangha significa distogliersi dall'essere influenzati da coloro che hanno opinioni e comportamento negativi. Nel "Sutra Richiesto dal re Naga Anavatapta", prendere rifugio nel Sangha libero da attaccamento e confusione significa vedere l'inseparabilita' di tutto cio' che e'condizionato e non condizionato. Questa affermazione chiarisce anche perche' il simbolo del Sangha sia lo Stupa, perche' questa forma mostra perfettamente il sorgere dipendente di tutti i fenomeni, condizionati e non condizionati, e quindi simbolizza anche la mente del Buddha.
Infine, per riassumere tutti questi insegnamenti sulle qualita' del Sangha come oggetto di rifugio abbiamo le parole del XVI Karmapa, Rangjung Rigpe Dorje. Egli dice che il Sangha e' la nobile comunita' di queste persone che hanno una conoscenza precisa del modo di raggiungere lo scopo, e che si concentrano sul realizzare tale scopo lottando per delle azioni positive all'inizio, nel mezzo, ed alla fine.