Se il Buddhismo fosse sparito cinquecento anni fa ed oggi ne trovassimo i testi e le statue, quale parte dell'insegnamento
potremmo far rivivere?
Bene, se avessimo condotto osservazioni realistiche su causa ed effetto nelle nostre vite, la comprensione del Theravada o
insegnamenti della Via Piccola del Buddhismo meridionale verrebbero facilmente ripristinata. Sapremmo già che i risultati
vengono da cause
della stessa natura ed potremmo avere qualche esperienza di ciò che è utile o dannoso nella vita. Gli insegnamenti al livello
di
cosa è benefico o inutile sarebbero evidenti da soli.
Così pure, se avessimo raggiunto un certo livello di pace e di potere interiore, avendo più energia di quella necessaria
per noi stessi, vedendo le cose al di là della speranza e della paura, se ci fossimo convinti che tutti gli esseri vogliono
la
felicità e desiderano evitare la sofferenza, e avessimo notato come ogni cosa appare, cambia e scompare in continuazione come
in un sogno, allora potremmo risvegliare il Mahayana o Grande via settentrionale del Buddhismo. Il Buddhismo Vajrayana o
della Via di Diamante, comunque, non potrebbe essere ricreato da fonti non vive. Esso è al di là del regno delle strutture di
pensiero lineari o dei sentimenti 'razionali' condizionati. Più gli insegnamenti del Buddha sono avanzati, più sottili e
totali sono i metodi impiegati, più essenziale diventa la trasmissione totale di esperienza da parte di un insegnante.
Senza qualcuno che porti con sé la sua esperienza vivente e sia capace di trasmettercela, tutto quello che avremmo sarebbero
libri intellettuali o ermetici, e immagini che potrebbero piacere o non piacere sotto il profilo estetico. Senza nessuno che
detenga l'esperienza vivente non ci sarebbe possibilità di accedere alla loro forza capace di trasformarci.
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Al livello di causa ed effetto della Via Piccola un insegnante è utile ma possiamo cavarcela con i soli libri. Nel Mahayana
che sviluppa le qualità interiori di compassione e saggezza un insegnante è più importante. Coinvolgendo più aspetti della
nostra totalità, è utile avere un esempio vivente nonché qualcuno che vegli sul nostro sviluppo. Ma la Via di Diamante non
può nemmeno iniziare senza un insegnante. Senza qualcuno che porti con sé la sua esperienza vivente e sia capace di
trasmettercela, tutto quello che avremmo sarebbero libri intellettuali o ermetici e immagini che potrebbero piacere o non
piacere sotto il profilo estetico. Senza nessuno che detenga l'esperienza vivente non ci sarebbe possibilità di accedere alla
loro forza capace di trasformarci.
Così, per la pratica del livello più alto è necessario un insegnante. E' però importante non vederlo o vederla come una
persona o un dio ma piuttosto come uno specchio su cui si riflette il nostro potenziale. Mostrandoci la nostra natura senza
tempo con innumerevoli mezzi adatti allo scopo egli rappresenta in effetti il Buddha.
Attraverso un insegnante noi possiamo trasformare tutti gli aspetti della vita. Qui sono presenti tutti i tipi di contatto:
un corpo fisico, la sua parola e l'insegnamento sulle sue varie reazioni al mondo. Con lui abbiamo la possibilità di
realizzare una identificazione completa e possiamo essere ispirati ad ogni livello della nostra umanità. La nostra
intelligenza, il nostro coraggio, la nostra sessualità ed il nostro potenziale di gioia diventano tutti porte per ricevere la
sua ispirazione. Mediante la connessione con un insegnante che adotti uno stile di vita pieno è possibile imparare in un modo
totale.
Poiché questo incontro tra insegnante e studente genera un'ampia base per la crescita, è di importanza vitale che le
condizioni della relazione siano chiare, che entrambe le parti sappiano cosa fare e cosa non fare e qual è la direzione da
seguire nel loro interscambio. Senza qualcuno che porti con sé la sua esperienza vivente e sia capace di trasmettercela,
tutto quello che avremmo sarebbero libri intellettuali o ermetici e immagini che potrebbero piacere o non piacere sotto il
profilo estetico. Senza nessuno che detenga l'esperienza vivente non ci sarebbe possibilità di accedere alla loro forza
capace di trasformarci.
Questo punto è molto più importante nell'attuale mondo moderno di quanto non fosse nelle tradizionali società orientali. Nei
paesi orientali le regole sono definite con chiarezza e il desiderio emotivo di una esperienza diretta è spesso assente. Qui
non si diventa Buddhisti perché si è presa una cotta per un insegnante o perché si vuole raggiungere velocemente
l'illuminazione. Chi si è iscritto ad una certa scuola ed ha creduto in essa lo fa perché lo hanno fatto suo nonno e suo
padre prima di lui.
In Occidente noi scegliamo una religione sulla base di ciò che sentiamo. Questo approccio è forte perché sentiamo che sta
realmente accadendo qualcosa di convincente ed è debole perché sentiamo che le esperienze cambiano in continuazione. Così,
con grande idealismo, corriamo sempre dietro a qualcosa che in realtà non esiste.
In quest'epoca in cui il Buddhismo si diffonde nei nostri paesi, dovremmo vedere noi stessi come scope nuove che spazzano. Il
nostro scopo deve essere quello di trasferire quel qualcosa di unico che sono gli insegnamenti sulla mente - il bambino
asciutto - senza la zavorra culturale dell'acqua del bagno che si è accumulata nei secoli e che non ci appartiene. Dall'altro
lato dobbiamo fare in modo che il bambino rimanga intero. Se lo tiriamo fuori dal bagno troppo in fretta come accade nella
maggior parte delle riforme, può darsi che ci arrivi privo di un braccio o di una gamba. Il nostro modesto scopo, che
probabilmente non è mai stato realizzato prima nella storia, è quello di innestare consapevolmente il meglio del sistema
spirituale Tibetano, altamente sviluppato ma politicamente fuorviante, sulle migliori realizzazioni del nostro mondo moderno
ed
aperto. Se restiamo critici e manteniamo la chiarezza nel darci da fare per introdurre la Via di Diamante in occidente
in una forma che sia funzionale, otterremo il meglio degli insegnamenti sulla mente senza quella zavorra culturale che non ha
niente a che fare con noi.
All'Est, d'altro canto, tutto si svolgeva alla luce del sole. L'unica cosa che occorreva sapere era quale livello di pratica
seguivano gli insegnanti per rendersi conto se ci si poteva fidare di loro. Per esempio, il Buddha ha posto 250 divieti per i
monaci e 350 per le monache. Essi riguardano cose da non fare, così se ciascuno teneva fede ai propri voti era un buon monaco
o una buona monaca. Il rispetto integrale di tutti i divieti non è probabilmente possibile al di fuori di una comunità e chi
ha fatto voto di celibato e non può toccare il denaro né andare vicino a persone dell'altro sesso per la strada si troverebbe
in una posizione difficile all'esterno di un monastero. Anche i lama reincarnati di più alto rango hanno dei problemi
nell'addentrarsi troppo in questioni
politiche o concernenti il denaro.
I consigli del Buddha ai laici riguardavano il livello della compassione e della saggezza. Il compito dei laici era quello di
sostenere la società, di difendere i suoi insegnamenti e di applicarli nella vita quotidiana. Poiché essi avevano bisogno di
maggiore libertà per procedere nel via vai del mondo, i suoi consigli sulle cose da evitare si limitavano ai voti
fondamentali di non uccidere, non mentire, non rubare, non assumere droghe e non abusare sessualmente degli altri, voti che
persone dotate di spirito pratico potevano trovare utile. Con la popolazione laica, la cosa più importante era
quindi la motivazione. Le loro azioni dovevano essere di beneficio agli altri e portare la società, le loro famiglie ed i
loro amici ad un significativo sviluppo.
C'era anche un terzo gruppo di soggetti ai quali il Buddha ha insegnato, gli yogi. Vivendo al di là delle convenzioni ed
avendo la più ampia visuale della purezza di tutti i fenomeni, la loro funzione era quella di far saltare le basi dei
pilastri delle società quando queste diventavano troppo dualistiche, moralistiche oppure ottuse. Come detentori della visione
che sperimentavano costantemente i confini dell'esistenza, si supponeva che vedessero costantemente ogni cosa come
naturalmente fresca e piena di potenziale. Sperimentando il mondo come luminoso e scintillante c'era sempre spazio per nuove
soluzioni.
All'interno dei tre livelli rappresentati dalle comunità dei monaci e monache, dai laici e dagli yogi, le regole
dell'insegnante erano quindi chiare e
nell'ambito di un villaggio, in cui viveva la maggior parte delle persone, si poteva facilmente controllare se queste regole
erano
rispettate o meno. Se i monaci e le monache diventavano orgogliosi, si davano alla politica, facevano sesso o non restavano
nei
monasteri significava che le avevano violate. Se la famiglia di un laico andava a rotoli o se lui metteva nei guai gli amici
imbrogliandoli o facendo loro fare affari sballati, egli perdeva il rispetto, mentre uno yogi che aveva l'aspetto di un gatto
annegato e non era in grado di ispirare se stesso e gli altri non era affatto uno yogi. Ognuno sapeva esattamente che cosa
doveva fare. Nelle società Buddhiste tradizionali, strettamente intrecciate, i casi di guru che portano i loro studenti sulla
cattiva strada non erano frequenti per la semplice ragione che ognuno era occupatissimo a controllare il comportamento di
tutti gli altri.
Quando il Buddhismo è arrivato in Occidente, esso è tuttavia entrato in società che si muovono velocemente, idealistiche,
aperte e libere, e nelle quali le persone non sono sottoposte a tanti controlli. Noi non abbiamo regole diverse per i monaci,
i laici e gli yogi. Le persone vivono separate e nessuno si mette a controllare cosa fanno i guru, per lo meno nella loro
cerchia più ristretta. Tutti vogliono sul piano delle emozioni una tregua dal dover essere critici in politica e nel lavoro e
praticamente nessuno conosce i confini delle discipline del proprio maestro. Così persone dotate del potere di suggestionare
gli altri, capaci con le parole o le loro organizzazioni di afferrare lo spirito del tempo e di evocare forti sentimenti, si
sono avventurate in acque totalmente sconosciute. Poiché provenivano dall'Est, nessuno si aspettava da loro solidarietà,
democrazia o altri valori europei e così essi sono entrati in un vuoto nel quale per anni hanno potuto fare praticamente
qualsiasi cosa.
Avendo imparato da molti recenti scandali che anche i maestri Buddhisti devono essere controllati, le cose adesso devono
essere chiare fin dall'inizio. L'insegnante deve agire come parla. Egli non dovrebbe inoltre evitare gli argomenti di
confronto ma dovrebbe evidenziare le cause di possibili problemi futuri come la sovrappopolazione nei ghetti e nei paesi
poveri e la crescita dell'Islam. Se un insegnante dice sempre dolci sciocchezze non sta proteggendo i suoi studenti. A volte
deve essere disposto ad offendere. Questa è una sua precisa responsabilità.
Così, verso l'esterno l'insegnante dovrebbe esprimere opinioni pertinenti e senza paura. Contemporaneamente dovrebbe
mantenere un costante controllo su se stesso assicurandosi di non stare sviluppando egotismo, strani comportamenti, falsa
dolcezza o orgoglio. Dovrebbe porsi frequentemente queste domande: "Sto pensando al beneficio che i miei studenti possono
portare alla mia organizzazione o a me stesso o sto pensando al loro sviluppo? Li sto rendendo dipendenti o sto insegnando
loro a trovare la loro forza innata?" Mentre gode la ricchezza potenziale dei suoi studenti, un insegnante dovrebbe essere
sempre consapevole che essi sono nati soli, sperimentano situazioni indesiderate durante la vita e probabilmente si
sentiranno soli al momento della morte. La cosa da fare immediatamente è pertanto quella di renderli così autosufficienti,
indipendenti e forti da poter maneggiare qualunque situazione che dovesse verificarsi.
Non è una cosa di cui vantarsi, pertanto, l'inserire i propri studenti in strutture di potere o l'ingannarli con vezzi
appartenenti a culture che essi non sono in grado di valutare o vestirli con abiti che li tagliano fuori dalla vita reale
della società. Le organizzazioni non sono state create per rendere famosi gli insegnanti ma per dare loro i mezzi adatti a
condividere con molte persone le loro intuizioni. Essendo inevitabile che questa posizione circondi una persona di amici e di
gruppi che lo proteggono e che presentano nella luce migliore le sue eventuali debolezze, l'insegnante deve quotidianamente
controllare se stesso a fondo e su tutti i livelli, "Sto portando ancora da solo il mio bagaglio? Sono ancora riconoscente?
Sto
parlando onestamente alle persone o le sto demolendo? Vedo la loro natura di Buddha e la loro unicità? Mi sento più
importante di loro?" Questo è un punto di vitale importanza perché l'orgoglio strisciando, si infiltra facilmente, e facendo
affiorare aspetti che uno non si aspetterebbe, improvvisamente si è diventati amanti del lusso, superficiali e intriganti.
Il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe ancora di più. E questa è una verità innegabile.
Mentre la linfa di precedenti attività utili produce i suoi buoni frutti, le radici devono garantire sempre nuovi
rifornimenti. Perciò dev'essere monitorato anche il proprio livello di attività. L'insegnante dovrebbe controllare se
mantiene tuttora la sua freschezza e la tendenza a sperimentare. Se si diverte. Se lavora altrettanto duramente adesso di
quando era all'inizio della sua carriera. Se i suoi insegnamenti sono presi dai libri di altri autori o se parla in modo
sentimentale degli alti livelli della mente dei quali non sa nulla. Se insegna alle persone a non aver paura perché la mente
è spazio e non le può essere fatto del male dovrebbe di tanto in tanto dare prova lui stesso del suo coraggio.
Se parla della gioia che viene dalla chiarezza della mente, dovrebbe anche sentire lui stesso questa gioia e se insegna ai
suoi studenti che la compassione è un fenomeno naturale perché siamo tutti parte di una totalità, dovrebbe essere gentile lui
stesso e lavorare duramente.
Dietro ai giochi dell'ego non c'è nient'altro che luminosa saggezza; la radiosità gioiosa della mente sarà sempre presente.
Quando questa fiducia si sarà radicata, i veli della mente cadranno gradualmente da soli.
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L'insegnante dovrebbe svilupparsi e non restare vincolato ai suoi limiti attuali. Dovrebbe essere consapevole dello spazio
della mente ed identificarsi con il totale potenziale di questa, con le sue possibilità e con il suo scopo ultimo. Se si
comporta così commetterà molti meno errori. Se faticherà abbastanza duramente, non ci sarà spazio per i dubbi o per i secondi
fini. Non ci sarà spazio per gli intrighi, non ci sarà il sospetto che si diano buoni insegnamenti a chi fa dei regali ed
insegnamenti di medio valore alle persone meno interessanti. Semplicemente, non potrà accadere. L'insegnante sarà nudo ed
autentico, un vero yogi.
Queste le cose viste dal lato dell'insegnante. Ora vorrete sapere che cosa deve fare lo studente. La prima condizione è che
abbia voglia di imparare e di lavorare duramente. Questo apre uno spazio al di là dell'ego e dei concetti, nel quale vengono
liberati vari tipi di ricettività e gli effetti trasformanti che derivano dall'incontro col maestro dipendono dalla quantità
di fiducia investita. E' un punto essenziale che gli studenti vengano coinvolti in maniera intelligente e consapevole.
Sebbene sia difficile non essere influenzati dal proprio desiderio di raggiungere velocemente la perfezione, essi dovrebbero
comunque esaminare l'insegnante con la massima attenzione possibile. Lo dovrebbero valutare e decidere che tipo è
chiedendosi, per esempio, se comprerebbero da lui un'auto usata. Poiché nei prossimi anni assorbiranno molte delle sue
qualità, devono come prima cosa essere critici. Se essi non pongono le necessarie domande e l'insegnante non è concreto, il
loro sviluppo andrà sicuramente in una direzione sbagliata, per lo meno fino a che non troveranno un insegnante migliore.
Naturalmente è difficile aprirsi completamente con un altro essere, specialmente se questo è in una posizione di forza. Ciò
significa sempre che si perdono alcuni aspetti del proprio "paese incantato". Ci saranno cose ci verranno portate via,
pensieri a cui uno tiene e sentimenti ed esperienze che si vorrebbero trattenere. Le idee preconcette devono scomparire per
creare lo spazio necessario per le intuizioni reali, perciò lo studente deve avere faccia tosta ed essere abbastanza poco
sentimentale per sopportare questo processo. Sulla strada da percorrere dal relativo e condizionato all'assoluto e duraturo,
si deve avere la volontà di lasciar andare le idee più spirituali, i concetti più belli, i sentimenti più dolci.
E' un sacrificio che va comunque fatto per non lasciare scivolare via una opportunità unica. Solo intere vite passate ad
accumulare buone impressioni rendono evidente che colui che sta sperimentando è immensamente più significativo di qualsiasi
rappresentazione o creazione dell'immaginazione che si manifesti, e questa convinzione può facilmente essere persa di nuovo.
Non abbiamo niente di più prezioso di questo e la liberazione e l'illuminazione si realizzano solo quando gli studenti
ripongono la loro fiducia nell'essenza della mente, nel qui ed ora. Più veloce di qualunque metodo complicato, una fiducia di
base in un insegnante affidabile può far progredire quella radiosa consapevolezza che è sempre presente nello studente, e il
grado di sviluppo dipende dalla sua apertura. Se si vede l'insegnante come un Buddha, si riceve la benedizione di un Buddha.
Se lo si vede come un Bodhisattva, si riceve una benedizione di pari grandezza, e se si dovesse sperimentare il Buddha come
un essere ordinario, non si otterrebbe probabilmente nient'altro che un mal di testa! Dietro ai giochi dell'ego non c'è
nient'altro che luminosa saggezza e la radiosità gioiosa della mente sarà sempre presente. Quando questa fiducia si sarà
radicata, i veli della mente cadranno gradualmente da soli.
Kagyu Life International, No.4, 1995
Copyright ©1995 Kamtsang Choling USA