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Intervista con Tomek Lehnert
Tomek Lehnert

Elenco degli insegnamenti

A cura di Ilona Svetluska, Parigi - 25 Settembre 2005.

Tomek, puoi presentarti? Quando sei diventato buddhista e in che modo?

Mi presento: sono Tomek Lehnert. Sono polacco. Ho conosciuto Lama Ole nel gennaio 1983 a Danzica, sotto la legge marziale imposta dall'allora Polonia comunista per contrastare il sindacato libero Solidarnosc. Il primo giorno che ho incontrato Ole facevo da interprete per lui durante una conferenza a Danzica, proprio a due passi dai cantieri Lenin dove ha avuto origine Solidarnosc. E’ importante sottolineare che l’attività iniziale di Ole in Polonia fosse totalmente intrecciata alla nostra lotta per la libertà nel nostro paese.

Avevo sentito parlare di Lama Ole sei mesi prima di conoscerlo. Nel momento in cui vidi la sua foto e sentii pronunciare il suo nome, ci fu quasi un lampo di luce, seppi in un istante che era il mio insegnante. Ole Nydahl è tutt’altro che un nome tibetano o buddhista, eppure lo sapevo: sarebbe stato il mio insegnante.

Perché hai lasciato la Polonia nel 1985 e ti sei trasferito a Copenhagen?

E’ una lunga storia. Nell’inverno del 1985 presi parte, insieme a Ole e un gruppo di amici, a un pellegrinaggio a Rumtek, nel Sikkim, la sede principale del Karmapa fuori del Tibet. A quel tempo era necessario un ulteriore visto per entrare in quel paese. I componenti polacchi del gruppo non riuscirono ad ottenerlo, così Ole decise di farci entrare di nascosto aggirando i controlli doganali. Il piano era creare una tale confusione al confine che le guardie non avrebbero notato le sedici persone in più sedute sul bus. Il nostro alleato naturale fu il caos generale che sempre regnava in quei posti.

Il trambusto che generammo raggiunse il suo apice quando le guardie salirono sul bus per fare la conta con i passaporti in mano. Allora Ole annunciò semplicemente: "Tutti in bagno!" e fu sufficiente. Per quanto ci provassero, le povere guardie non riuscirono nel loro intento di controllare il numero esatto di passeggeri e dieci minuti dopo guidavamo lungo il confine con sorrisi smaglianti e sedici "clandestini" tranquillamente seduti sul bus. Oggi si può ottenere quel tipo di visto appena si atterra a Bagdogra, ma a quei tempi era difficile.

Arrivati a Rumtek, una ragazza danese del gruppo fu morsa da uno dei famigerati cani di Rumtek. Il semplice contatto visivo con una di quelle creature sarebbe stato sufficiente per restare a letto per giorni e un morso implicava problemi seri. Qualcuno doveva accompagnare la ragazza all’ospedale di Gangtok. Era l’ultimo giorno dell’anno tibetano, le danze dei lama stavano per iniziare, e fu difficile trovare volontari per una scarrozzata di circa 60 chilometri da Rumtek fino a Gangtok.

Alla fine mi offrii di accompagnarla. La famiglia reale del Bhutan ci prestò una jeep con l’autista e ci lanciammo lungo una strada stretta che portava giù verso Gangtok. Quel giorno mi persi le danze dei lama ma trovai una ragazza! Di ritorno in Polonia, sei mesi dopo, decisi di farle visita a Copenhagen durante la mia pausa semestrale all’università. Partii dalla Polonia in traghetto, da Swinoujscie. Quando arrivai a Copenhagen, suonai il campanello e con mia grossa sorpresa scoprii che la polizia aveva tentato di arrestarmi in Polonia per la mia attività clandestina nell’allora illegale Solidarnosc. Scampai all’arresto per soli dieci minuti. Ero tutt’altro che un pesce grosso nel movimento, tuttavia non potei tornare in Polonia per i successivi cinque anni. Da allora ho vissuto in Danimarca. Adesso è il mio paese.

Puoi dirci di più su Solidarnosc? Come hai vissuto quest’esperienza?

Al giorno d’oggi percepisco quella esperienza da una prospettiva di oltre venti anni. Tutta la gente che si opponeva al regime in quegli anni rischiava realmente la propria vita. Si lottava per la propria libertà e dignità. Molte delle persone che hanno finito per guidare i centri di Lama Ole e che sono diventati i suoi studenti più vicini, erano miei compagni durante quegli anni. Quando abbiamo conosciuto Ole per la prima volta, ci colpì il suo insistere sull’importanza di lottare per certi ideali, ma senza odiare coloro contro cui ti opponi.

Questo metteva in luce una dimensione completamente nuova nella nostra battaglia. Fu un periodo molto importante nelle nostre vite. Sono davvero felice di aver vissuto una esperienza del genere perché mi ha insegnato ad apprezzare certi valori che oggi la gente dà per scontati. Si trattava di regimi molto oppressivi e spiacevoli, e ciò che accadde in Polonia diede una scossa iniziale alla lotta per la libertà nella restante Europa dell’Est. Sono profondamente grato di aver preso parte a quel processo storico.

Ti occupi dell’organizzazione dei tour di Ole e sei il coordinatore dei centri Karma Kagyu. Cosa comporta il tuo lavoro?

Viaggio con Lama Ole e faccio parte del team TCHO (Tomek, Caty, Hannah e Ole). Questo lavoro include molti aspetti diversi. Per cominciare, tutti i dettagli pratici relativi agli spostamenti, come le pratiche per i voli, i treni e le auto, la richiesta di visti, assicurarsi che tutti ricevano le giuste informazioni a tempo debito. Possono sembrare aspetti ordinari e scontati, ma é necessario occuparsene con precisione. Non vorremmo, ad esempio, arrivare in aeroporto alle cinque del mattino solo per scoprire che invece il volo parte alle cinque del pomeriggio.

Nel nostro lavoro c’è anche la definizione del programma annuale di insegnamenti di Ole in tutto il mondo; questo aspetto lo curo con Caty e Gerge. E’ molto importante, significa distribuire il tempo di Ole in modo che sia utile alla maggior parte delle persone. Un anno ha 365 giorni e noi abbiamo oltre 500 centri. Ole ha migliaia di studenti in tutto il mondo e ovviamente le richieste superano di gran lunga ciò che possiamo offrire. Facciamo davvero i salti mortali per accontentare tutti e avere anche il tempo da destinare ai vari progetti come lo scrivere libri, attività che occupa una parte importante del nostro piano annuale. Per darvi un’idea della complessità nella stesura del calendario di insegnamenti di Ole, vi dico che non solo dobbiamo tenere conto dei periodi festivi nei diversi paesi in cui insegna, ma anche delle condizioni climatiche e ambientali sfavorevoli come ad esempio la presenza di zanzare.

Inoltre, ci teniamo in contatto con tutti i centri e diamo consigli su come gestirli. Coordiniamo i vari progetti edili in fase di realizzazione, specialmente nell’Europa dell’Est e in Russia. Aiutiamo Ole con i manoscritti e con gli articoli. In quest’ambito, Caty si occupa del tedesco e Hannah dell’inglese e del danese. Io do una mano in alcuni progetti inglesi. Questa è una parte fondamentale dell’attività di Ole. Abbiamo anche una chiara visione su come introdurre il Buddhismo laico ai media. Io mi occupo dei media inglesi e in parte di quelli spagnoli e polacchi. Insieme a un gruppo di amici, coordino la nostra attività sul web. Senza la necessità di creare una polizia informatica del dharma, abbiamo dato una serie di direttive: ciò che vorremmo enfatizzare e ciò che vorremmo evitare sulle nostre pagine. Su richiesta di Lama Ole, ho anche cominciato a tenere delle conferenze. Ho iniziato a viaggiare da solo per circa 3 o 4 settimane all’anno, mentre Ole è in ritiro per scrivere libri.

Lama Ole ha migliaia di studenti e centinaia di centri; un tale numero di "clienti" affezionati ci tiene impegnati dalla mattina a notte fonda. Allo stesso tempo, cerchiamo di coinvolgere nel nostro lavoro più gente possibile in ogni parte del mondo. Oggi Internet ci dà possibilità illimitate. Per fortuna siamo riusciti a evitare una brutta bestia: la burocrazia. Questa è la nostra forza maggiore: la nostra attività è basata interamente sull’aiuto idealistico offerto da centinaia di amici dotati che rappresentano i nostri centri ovunque. La storia è piena di esempi di movimenti idealisti che hanno perso parecchio della loro attrattiva una volta istituzionalizzati. Ole è pienamente consapevole dei pericoli che si celano dietro certi errori.

Cosa può offrire l’insegnamento del Buddha ai moderni occidentali?

Questa è una domanda fondamentale indipendentemente se stiamo parlando di moderni occidentali o di persone appartenenti ad ogni epoca: cosa può offrire l’insegnamento del Buddha? Gli insegnamenti presentano una conoscenza unica sulla natura della mente. Questa conoscenza, insieme ai metodi per realizzarla, è stata conservata dai tempi del Buddha fino ai giorni nostri. Essendo questa conoscenza totalmente pratica, chiunque può realizzarla. La realizzazione della natura della mente è in definitiva ciò che l’insegnamento del Buddha offre alle persone di ogni età, cultura e ambiente sociale. Nella Via di Diamante, si comincia identificandosi con la perfezione. Credo che gli occidentali moderni e maturi abbiano la capacità di identificarsi con la propria natura di Buddha, ricavandone enormi benefici.

Comunque, è anche importante riconoscere che viviamo in una società diversa da quella asiatica, tanto quanto la maggior parte dell’Asia era diversa dalla società tibetana. La saggezza del Buddha dovrebbe essere inserita nel giusto contesto. E’ fondamentale che sia offerta in una cornice comprensibile e utilizzabile da noi occidentali. Questo è il contributo unico offerto da Lama Ole: egli è in grado di offrire agli occidentali la grande conoscenza sulla natura della mente in un modo che permette alle persone di relazionarsi con essa e di ottenere dei risultati.

Qual è l’informazione fondamentale o la visione che ogni praticante dovrebbe sempre tenere a mente?

Nella mia comprensione, innanzitutto dovremmo essere consapevoli della meta, lo stato di Buddha, e di quanto valga la pena realizzarla. E’ lo stato della più alta perfezione al di là del passato, presente e futuro, lo stato della più alta gioia. Questo è la nostra vera natura.

Secondo, dovremmo essere consapevoli della ricchezza dei metodi dati dal Buddha per ottenere la meta perfetta. Terzo dovremmo tenere in mente che esiste un’assemblea di esseri altamente realizzati, così come migliaia di amici che percorrono la nostra via, che usano gli stessi metodi per ottenere la meta più alta. Questo è ciò che ogni buddhista dovrebbe tenere a mente, i fondamenti del Buddhismo: Buddha, Dharma e Sangha.

In quanto praticanti della Via di Diamante, inoltre utilizziamo speciali metodi per riconoscere la mente come chiara luce, metodi dati dal Buddha in circostanze uniche ai suoi studenti più vicini. Questi metodi sono stati trasmessi in una catena ininterrotta da insegnante a studente fino ad oggi. Per praticare questi insegnamenti così diretti abbiamo bisogno anche di un maestro realizzato. Credo che questi siano i principi fondamentali da tenere presente e se quotidianamente vi orientiamo la nostra mente non possiamo sbagliare.

Qual è la tua motivazione nel lavorare per così tante persone?

Sono giunto al Buddhismo attraverso la devozione verso il mio insegnante. E’ l’esempio di Lama Ole che mi incoraggia e mi motiva. E’ l’esempio più grande e più ispirante che conosca, e cerco di seguirlo ogni giorno al meglio delle mie possibilità.

Perché il Centro Europeo è così importante per il futuro?

Questa domanda potrebbe essere parafrasata in modo più esteso: perché la cultura europea è così importante per il futuro? Di fatto abbiamo creato una società unica nella storia dell’umanità, qui in Europa come in America del Nord, Australia e Nuova Zelanda. Mai prima d’ora nella storia dell’uomo un numero così alto di persone ha potuto sperimentare così tanta libertà. Abbiamo raggiunto uno stato di benessere generale che ci dà innumerevoli possibilità.

Ovviamente, il samara è sempre il samara e non possiamo creare a partire da esso un mondo ideale. Tuttavia, avendo condizioni così favorevoli in Occidente, riuscire a fondare e gestire i centri buddhisti è diventato fondamentale. Non è sufficiente ottenere il meglio solo esteriormente. Vorremmo combinare queste condizioni eccellenti con gli insegnamenti più alti sulla natura della mente, sfruttando a pieno le attuali potenzialità che le persone hanno di capire questi insegnamenti. Sarà una miscela unica: i più alti insegnamenti mai dati con le condizioni esteriori più favorevoli. In questo contesto, un centro Europeo è di estrema importanza.

Sei di origini polacche. Ti senti polacco o europeo?

Sono nato in Polonia e la mia famiglia è quasi totalmente polacca, anche se sono presenti componenti di altre nazionalità. Tuttavia da bambino sono cresciuto in Sud America. Sono andato a scuola per quasi sei anni in Argentina. Di fatto sono cresciuto bilingue, imparando sia lo spagnolo che il polacco. Abbiamo anche viaggiato molto con mio padre in Africa e ho vissuto in Inghilterra per molti anni, frequentando anche le scuole locali. Quindi, prima di lasciare del tutto la Polonia nel 1985 avevo già trascorso metà della mia vita lontano dal mio paese.

Ovviamente sento un legame molto forte con la Polonia, ma avendo vissuto in così tanti paesi e specialmente adesso, dopo aver viaggiato e intrecciato amicizie in tutto il mondo, mi sento a casa praticamente ovunque. In questo momento, se dovessi scegliere un posto in cui mi sento maggiormente a casa, sceglierei la Danimarca. E’ la mia nuova casa ed è sempre il mio punto di riferimento, a prescindere dal luogo in cui mi trovo.

Alcuni pensano che un bravo buddhista dovrebbe andare in un monastero o almeno in Tibet.

Certo che no! Questo è un grosso fraintendimento. Implicherebbe che il Buddhismo possa diffondersi solo in ambienti monastici o al massimo nelle società orientali, e che noi occidentali possiamo solo osservarlo dall’esterno, guardare lo spettacolo esotico e non farne parte. Vorrebbe dire che per parteciparvi, dovremmo indossare toghe o adottare uno stile di vita orientale. Una percezione di questo tipo sottostima completamente il Buddhismo. Significherebbe che il dharma può essere vero e utile solo in un certo ambiente. Questo toglierebbe al Buddhismo la sua vastità e universalità e lo intrappolerebbe in una scatola.

Vorrei citare un esempio classico, secondo il quale il Buddhismo è paragonabile a un diamante risplendente. Se lo si poggia su uno sfondo scuro, esso irradierà luce scura; se lo poggia su uno sfondo rosso, irradierà luce rossa. Indipendentemente dello sfondo, il diamante resterà sempre lo stesso. A seconda della società, il Buddhismo adotterà una certa sfumatura al fine di entrare meglio in contatto con le persone. Il Buddhismo non è nient’altro che un insieme di metodi per aiutare gli altri e insegnare le cose così come sono. Nel Tibet feudale, i monasteri facevano parte dell’ordine sociale, mentre il Dharma era e rimane una verità universale. Esiste sempre. Non può essere limitato all’Oriente, così come non può essere limitato all’Occidente.

Secondo te, come potremmo essere di aiuto a tutti gli esseri?

In base alla mia esperienza personale posso dire che aiutare gli altri porta un’enorme benedizione. Se ci concentriamo solamente su noi stessi, avremo solo l’energia necessaria a livello individuale. Se invece includiamo nella nostra visione tutti i nostri amici, avremo molte più possibilità. Se ci concentriamo sul nostro paese, potremo contare su molta più energia perché saremo di aiuto a 5 o 85 milioni di persone, o comunque faremo del nostro meglio per essere di beneficio al maggior numero di persone del nostro paese.

Eppure, la gente a volte ha dei problemi nel parlare di "aiutare gli altri", perché i numeri infiniti suonano un po’ astratti. "Aiutare tutti" può essere percepito a volte come "non aiutare nessuno". Sembra troppo intangibile. Per questo motivo cerco di comprenderne a fondo il vero significato quando uso questa frase. C’è un grande potere dietro di essa. Se onestamente ci concentrassimo sul fatto che vogliamo aiutare tanti esseri quanto è vasto il cielo, questo ci restituirebbe un potere incredibile e una grande motivazione. Ma dobbiamo essere consapevoli di quello che facciamo.

Quando faticavo nel fare le prosternazioni a Bodhgaya, immaginare tutti gli esseri intorno a me mi dava la motivazione più alta. Bodhgaya è più o meno a un terzo del percorso tra la Baia del Bengala e il Mare Arabo. Perciò pensavo a questo sorprendente numero di esseri da una costa all’altra, pronti a darci dentro con le loro prosternazioni, e pronti a cominciare seguendo il mio esempio. Ecco come sono riuscito a tenere testa al caldo di Bodhgaya: immaginando innumerevoli esseri da un oceano all’altro attraverso il continente asiatico.

In definitiva, come possiamo essere di maggior beneficio? Il mio consiglio è di cominciare nel proprio gruppo o nel centro locale. Si comincia sempre da lì. Potremmo anche scalare la cima del più alto edificio della nostra città e annunciare ai quattro venti la nostra volontà di aiutare tutti, ma probabilmente l’effetto sarebbe più comico che benefico. La visione più alta parte sempre dal nostro "pianerottolo", e il nostro pianerottolo è il nostro centro. Cominciamo ad aiutare gli altri contribuendo alla sua attività e continuiamo contemporaneamente con la nostra pratica. Le nostre meditazioni mettono in moto i più alti auspici di aiutare tutti gli esseri e le più nobili offerte di condivisione di ciò che viene creato.

Possiamo immaginare che, se meditiamo, generiamo molta energia positiva?

Certamente! Non ho dubbi sul fatto che si crei tanta energia positiva e che sviluppiamo noi stessi mentre meditiamo. E’ mia profonda convinzione che ogni singolo mantra che recitiamo, ogni singola prosternazione che facciamo ci porti di un centimetro più vicino alla realizzazione della nostra vera natura. Ma il lavoro nei centri è importante alla stessa maniera. Se ci isolassimo e meditassimo soltanto, nessuno potrebbe venire in contatto con noi.

D’altra parte, anche i più assidui attivisti dei centri dovrebbero sempre trovare venti minuti giornalieri per la pratica. Non posso credere che non ci riescano. Non siamo dei maghi dell’alta finanza impegnati alla borsa di New York nel muovere il flusso di miliardi di dollari ogni giorno. Ci sono sempre venti minuti da ritagliare. Posso farvi l’esempio di Pedro, un buon amico. Riuscì a finire la pratica delle prosternazioni e di Mente di Diamante mentre lavorava in un ristorante per 13 ore al giorno. Lavorava 13 ore senza pausa e prima di andare a lavorare faceva fino a 500 prosternazioni ogni giorno. Dunque sono sicuro che anche le persone più indaffarate dei centri possano trovare i loro venti minuti per meditare. E rivolgo questa affermazione agli altri quanto a me stesso.

In aggiunta alla tua attività, tieni anche delle conferenze, traduci in spagnolo e in polacco, collabori con le riviste. In breve, sei molto impegnato. Come fai a trovare il tempo per la tua meditazione quotidiana?

Questa è la domanda chiave. Siamo tutti impegnati, ma dobbiamo trovare quei venti minuti per meditare. Devo ammettere che potrei fare meglio. E’ naturale, c’è sempre il giorno storto, in cui devi prendere un volo alle cinque del mattino e proseguire con una tabella di marcia serrata fino alle tre di notte. Ma, in genere, credo fermamente che si possano trovare quei venti minuti. Sono sicuro che le scuse elaborate e molto convincenti che ci impediscono di meditare durante la nostra mezz’ora libera, non siano altro che giochi dell’ego. Ogni volta che mi convinco che c’è l'ennesima urgenza non rimandabile, in realtà mi sto prendendo gioco di me stesso.

Hai qualcosa di speciale da dire ai nostri amici francesi?

Avendo trascorso bei momenti con voi e avendo tenuto qui una conferenza, posso dire che avete un gruppo di persone dotate qui a Parigi. Il mio consiglio è di essere consapevoli che i tesori di maggior valore nell’universo fanno parte delle nostre vite: una chiara meta, i metodi più efficaci, gli amici più nobili, e autentici insegnanti realizzati. Il mio messaggio è: "Siate riconoscenti, usate i metodi e gioitene pienamente".

Grazie.